martedì 14 febbraio 2012

Goretex

Non sapevo cosa fosse il Goretex prima di quel week end di gennaio di due anni fa. Allora ero una giovane donna in precaria carriera. Il giornale in cui avevo sempre sognato di lavorare, quello fondato da Antonio Gramsci e con la striscia rossa in testa, era finito in stato di crisi e il contratto che avevo sempre sognato di avere era scaduto senza poter essere rinnovato. Nel frattempo avevo trovato una scrittura televisiva in Rai come "consulente" e facevo la precaria di lusso a duemila euro al mese in una trasmissione quotidiana del pomeriggio in cui salottavano politici, vallette e opinionisti da combattimento. Lavoravo venti ore al giorno, mangiavo male, avevo il telefonino aziendale, la partita iva e un conto in banca col segno più' davanti.

Pero' mi ero un po' persa. E siccome il sapore delle cose belle mi mancava un sacco, decisi di partire con la mia amica Flavia per Torino, a vedere una mostra dedicata al mio maestro Bobbio, a cent'anni dalla sua nascita. E a girare per i negozi di via Po, lungo i Murazzi, sotto la Mole. E a mangiare il cous cous con le polpette al sugo del Pastis.

Solo che a Torino quel week end di gennaio c'era la neve. E io la neve proprio non la so gestire. Cosi' la mia amica Flavia mi disse perentoria, prima della partenza:"Vatti a comprare le scarpe in Goretex, che col Goretex non ci puo' succedere niente".

Cosa fosse il Goretex proprio lo ignoravo. Ma senza fare troppe domande, entrai in un negozio di articoli sportivi e ne comprai un paio color sabbia. Io e Flavia ci facemmo le foto a piazza Castello con le scarpe inzuppate nei mucchi di neve, guardammo la mostra col mio amico Pietro che ci spiegava i pannelli, bevemmo cioccolata bollente con panna in un caffè' a piazza Veneto e birra chiara lungo le vie del quadrilatero romano. Poi mangiammo il cous cous da Pastis e la polenta con le salsicce in un'osteria veneta che stava li', nel cuore di Torino, non si sa perche'. E fummo spensierate e felici, col Goretex gagliardo e impenetrabile ai piedi, che ci manteneva  asciutte e invincibili.

Quando mi hanno consegnato la relazione dell'operazione che hanno fatto a mio figlio, lo scorso novembre, ero nella sala d'aspetto del reparto rianimazione dell'Ospedale dei Piccoli, il nosocomio più' panoramico d'Italia, davanti al terrazzo del Gianicolo. Mi sentivo un po' persa e disorientata, lontana dal Grande Ospedale che era stato fino ad allora la nostra casa, e lontana dal mio bambino, che mi facevano vedere dieci minuti al giorno. Un bambino che non aveva piu' il tumore, ma nemmeno la vena cava e un'altra vena che si chiama iliaca e che passa dal femore all'addome. In compenso, pero', se tutto avesse funzionato sarebbe tornato come prima, grazie a due incredibili protesi in Goretex che avrebbero consentito ad Angelo di riprendere a breve una vita normale. Muovere le gambe, ad esempio. Far battere il cuore. Cose cosi'.

Con le occhiaia da panda sul volto, quella mattina postoperatoria di novembre in cui festeggiavo la seconda data di nascita del mio bambino speciale, che sarebbe presto tornato dalla rianimazione al reparto con gli occhi spalancati e lo sguardo plastificato alla morfina, pensai al Goretex, mi chiesi chi fosse il suo geniale inventore, perche' ancora non avesse una statuetta nobel da esibire nel suo salotto e perche' non ci fosse il suo indirizzo stampato sulle protesi o sulle scarpe. Cosi', per mandargli due righe di ringraziamento, un mazzo di fiori, una lettera con dentro una poesia.

Poi i chirurghi che hanno operato mio figlio, che ho incalzato con domande sul Goretex, specifiche e ficcanti, mi hanno detto in coro e sorridendo: "Se lo scordi, signora, questo Goretex. E si goda il suo bambino".

A dire il vero io lo farei volentieri. Dimenticarmi tutto, godermi il mio bambino: e' tutto quello che voglio e sogno. Ma non e' ancora tempo. E siamo ancora nella trincea del Grande Ospedale, ricoverati per una febbre che arriva dal fegato, dicono, colpa di un farmaco che si chiama actinomicina e che pero' e' anche la venefica pozione che si sta occupando di sgomberare le ultime cellule tumorali eventualmente ancora in circolo. Oltre alla febbre epatica, abbiamo anche la tosse, che non ci fa dormire e il muco in gola che non ci fa mangiare.

Cosi' ieri, che a Roma e' tornato il sole, ma con la neve ancora per terra, accumulata ai lati dell'asfalto, dopo tre notti senza tornare a casa nemmeno per una doccia, ho tirato fuori le scarpe in Goretex color sabbia, lasciato Angelo con il papa' e fatto un giro sul mantello bianco nel quartiere del Grande Ospedale. Un'ora d'aria per rinfrescare la testa, incamerare un po' di ossigeno e tornare in stanza con i pensieri puliti e stirati. Ho infilato i piedi nelle pozzanghere e tirato calci di Goretex alla neve.

Con il Goretex non ci puo' succedere niente, ho pensato. E ho pensato che passera' anche questa febbre, questa tosse, questo freddo, questo ennesimo giro di giostra nel Grande Ospedale, a mangiare minestrina e pure' e a trascinare la flebo nel treppiedi con le ruote. Torneremo a casa anche stavolta, asciutti e al sicuro. A goderci il nostro bambino, certo. Spensierati e felici. Non ho dubbi. E' sicuro. E' per forza cosi'.

26 commenti:

  1. E' per forza cosi Nat! Andiamooooo
    Un abbraccio Mauri

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  2. Io che sono un amante del trekking ormai non posso più fare a meno del Goretex in tutte le sue manifestazioni. Questo materiale mi ha sempre protetto e sono certo che l'invenzione di Wilbert Gore e di suo figlio Robert protegerano anche il piccolo grande Angelo. Per chi non lo sapesse il nome GoreTex vuol dire tessuto di Gore (appunto gli inventori).

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  3. sarà sicuramente così...solo un breve giro di giostra e poi tutti a casa...un abbraccio grande a te ed al piccolo Simba!
    Giovanna Patimo

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  4. Certo che tornerete a casa! Certo tornerete col vostro bambino! E sarete un pochino più forti e tanto tanto più felici!!! Un abbraccio forte a voi e un grazie di cuore al goretex!!!!!!!

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  5. Non può che essere così, carissima.
    Un abbraccio avvolgente "al goretex" per tutti voi...

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  6. Certo, tornerete presto ad albergare nella vostra casa, come desidera il vostro cuore,e tutto questo sarà solo una parte del vostro cammino..non tutto il cammino!
    Vi abbraccio con tutta l'energia che posso..

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  7. Allora se ho ben capito queste scarpe di goretex le hai messe due volte,la prima per scacciare lo stress da lavoro la seconda per prendere a calci pensieri pesanti .finito questo ennesimo giro di giostra , corri a comprarle anche per il cucciolo le scarpine di goretex e per il papa' in attesa di metterle ai piedi tutti e tre per dare calci nella neve con il cuore finalmente leggero!!!!!un abbraccissimo al cucciolo a te e al papa' siete sempre nel mio cuore.Carla. Dimenticavo grazie grazie grazie a chi ha inventato il goretex !!!!!!!!!!!

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  8. Buon San Valentino A te e ai tuoi due grandi Amori. Presto la Gioia tornera' piena e vibrante nei vostri cuori.
    Una mamma

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  9. Fiuuu. Son tornata a cercare le tue parole esattamente ogni giorno e, ora, mi dà sollievo ritrovarti, nonostante la flebo sul treppiede che quando la spingi avanza un po' dondolante.
    Un abbraccio molto vicino. A presto,

    Chiara

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  10. ..lo riuscite a percepire anche voi questo movimento nel regno di OP??? non è il vento..sono le fatine che hanno iniziato a sbattere le ali..ali piccole..fragili..ma in grado si spazzare via anche le streghe,finalmente!!!

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  11. Fatine datevi da fare su sbattetele forti quelle alucce .........streghe via via via dal regno di op.
    Carla

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  12. Ciao...<3,come dico io ,dopo la pioggia viene sempre il sereno..o se preferisci,dopo la NEVE viene sempre il sereno.Per forza....un abbraccio da una mamma di un bimbo raro con nf.

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  13. E' per forza così. Per forza.

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  14. Ogni cosa molto molto bella
    e ogni cosa molto molto brutta
    non possono durare molto molto a lungo...

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  15. giusto. fatto bene. calci alla neve, goretex ai piedi e in ogni posto dove serve, per camminare molto molto a lungo e molto sicuri. un abbraccio

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  16. Un abbraccio....

    Paika

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  17. ciao "bella mamma leonessa",ti leggo sempre con il cuore in gola e le lacrime lì,pronte a scivolare,ma sappi che,in ogni momento,c'è un piccolo pensiero rivolto a Voi tre.Quando cammino nei miei boschi,pieni di silenzio e di neve,quando guardo gli animaletti che vengono nel mio giardino,metto da parte un pochino di gioia e serenita' e la spedisco col cuore ad Angelo.Ieri sera si sono avvicinati a casa dei cerbiatti,sono venuti a mangiare il fieno secco e le piante del giardino...in silenzio ho pensato a Voi ,spero che presto la tua famiglia ,il tuo piccolo Simba,possa vivere in serenita'.un bacio freddo freddo da una montagna incantata.

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  18. Il mio pensiero è con voi! Deve passare e passerà!

    Lilly

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  19. Ogni sera passo, con il cuore in gola a leggere quello che scrivi,mia figlia ha 14 mesi,il sol pensiero di quello che stai passando mi fa tremare,sei forte siete forti tu, tuo marito e il piccolo eroe Angelo,con tanto affetto... un abbraccio forte forte a tutti e tre da una mamma qualunque....

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  20. Capito in questo blog per caso, leggendo un'intervista a una mamma precaria blogger... Non ci conosciamo, eppure empatizzare è facilissimo. Non so se serva la solidarietà degli estranei. Se sì, te ne mando a pacchi, con una bella dose di forza per te e per il tuo piccolo angelo. Simona

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  21. forza un abbraccio forte forte e stretto a te ad Angelo e al suo babbo.

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  22. Forza, forza, forza... presto le uniche finestre da cui vi affaccerete e l'unico giardino su cui poserete i piedi in goretex saranno quelli di casa vostra!

    Nicolò

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  23. E' così. Sicuro proprio...

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  24. Eccovi cercavo vostre notizie ogni giorno, certo che tornerete a casa, col goretex non vi puo' succedere niente! vi abbraccio

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    1. cara
      questo blog non offre "notizie" ne' aggiornamenti sulle condizioni mediche del nostro piccolo, questo blog e' unicamente uno spunto di riflessione su un tema che viene considerato tabu' dall'informazione, dalla letteratura e dalla morale comune: la malattia, il dolore, le aspettative disattese e le vite interrotte, i mondi paralleli che si pensa di poter sempre osservare dall'altro lato del palcoscenico, quello dello "spettatore"...abituati come siamo a guardare molto al prezzo di vivere poco
      il papa' di Angelo

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