giovedì 8 dicembre 2011

Betadine

"Si toglie con l'acqua calda. Devi mettere un po' di detersivo sulla macchia, sfregare forte e tenere in ammollo per almeno un'ora in acqua bollente. Poi strizzi, butti in lavatrice e passa". Passa, il betadine, assicura Michela, mamma di Giorgio, due anni e una leucemia scoperta per caso da una maestra, all'asilo. "Passa", mi ripeto a bassa voce, e guardo interdetta la macchia rosso-ruggine lasciata dall'infermiera sul body di mio figlio Angelo, che ha due mesi e mezzo e un fibrosarcoma addominale scoperto per caso da un'ostetrica, al consultorio.

Pensavo fosse sangue, questo betadine. Sangue dappertutto, pensavo. Già alla prima medicazione del suo minuscolo CVC, il catetere venoso centrale che gli hanno cucito sul cuore per fare i prelievi e le chemioterapie. Una codina blu al centro del petto che è il segno di riconoscimento di tutti i piccoli finiti prigionieri nel regno di OP, il reparto di Oncologia Pediatrica di un grande ospedale romano, in cui mio figlio è nato appena una manciata di settimane prima di scoprire che aveva già la morte nella pancia.

"Non è sangue, signora, stia tranquilla", assicura Serena, l'infermiera che ha appena finito di sistemare il cateterino, infagottandolo in garze piene di macchie rosse che fanno, oggettivamente, un po' impressione. Sistema un cerotto gigante sul torace del mio bambino, che la guarda con occhi enormi e già pieni di troppe cose. Si sfila un guanto, ci soffia dentro e ne ricava un palloncino, con cui distrae il pupo mentre io inizio a rivestirlo. "I grandi credono sia sangue, i bambini ketciup, per via di questa confezione arancione di plastica da cui lo spruzziamo, che sembra quella del MacDonald's", dice sorridendo. "Invece è solo betadine, un disinfettante, un germicida. Qui in oncologia lo usiamo molto, a litri, per evitare i batteri e le infezioni. E stia tranquilla che si lava via".

Siamo nel regno di OP da pochi giorni e abbiamo già imparato una parola nuova, una di quelle che le mamme e i bambini delle pubblicità della Chicco non pronunciano mai. E abbiamo anche imparato che bisogna stare tranquilli, con questo betadine.

Non è sangue, passa, si lava via.

5 commenti:

  1. Francesca la Forgia8 dicembre 2011 22:02

    Hai una forza incredibile. Spero di avere almeno meta' della tua, visto che il mio compagno rischia seriamente di lasciare l'Italia, pur vivendoci da 15 anni. Un abbraccio a tutti e tre, Fra

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  2. Roberto Raguseo9 dicembre 2011 12:23

    Bello questo blog. Ci riporta tutti con i piedi per terra. A voi il mio affetto sincero.
    Roberto

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  3. federica cellini9 dicembre 2011 15:42

    commozione sincera. Raccontare le cose con il proprio nome, mettendole in fila cosi' come accadono davanti ai tuoi occhi, ci fa sentire più vicini a te e rende più umano il regno di OP, un regno che per gli uomini è difficile da comprendere...

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  4. Sinceramente ho avuto difficoltà ad arrivare fino in fondo alla lettura di questo tuo racconto, perchè la cosa mi tocca molto da vicino. Ma tu Paola hai una forza incredibile........e con la tua forza niente ti verrà mai privato nella vita. E' inutile dire che il tuo modo di scrivere e raccontare è semplicemente fantastico, ma questo te l'ho detto già tante altre volte.

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  5. Hai ragione, sono incredibili queste storie, e invicibili questi bambini. E i loro genitori, come te. Sono stata volontaria in pediatria, dove ho lasciato un pezzo di cuore e preso con me le cose più importanti che abbia mai imparato. Un abbraccio

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